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23 Ottobre 2010
Lo spettacolo di Kung-fu dei monaci cinesi del Tempio Shaolin.
Si tratta dell'unica occasione per assistere allo show dei veri monaci-guerrieri del Tempio di Shaolin autorizzato dal Venerabile Shi Yong Xin (Abate del Tempio) ed approvato dal governo provinciale dello Henan (Cina centrale). I Monaci Shaolin, invincibili grazie alla loro forza ed agilità, sono chiamati a difendere l'Imperatore dai Signori della Guerra.
Con prove di eccezionale destrezza fisica, scene di grande intensità teatrale ed un susseguirsi di mirabolanti dimostrazione delle più difficili tecniche del Kung-Fu, i Monaci Shaolin lasciano senza fiato lo spettatore.
I monaci Shaolin hanno una tradizione molto lunga. I primi Monaci soldati crearono una serie di 18 azioni di combattimento "il Kung-Fu originale" che utilizzava tutte le parti del corpo. Questi movimenti erano associati all'uso di diverse armi costruite con semplici oggetti di campagna, e inizialmente venivano praticati come mezzo di supporto agli esercizi quotidiani e come forma di meditazione.
Più tardi i 18 movimenti vennero usati per difesa personale.
La posizione e le particolari condizione storiche del loro Tempio contribuirono molto allo sviluppo delle maestose abilità dei monaci Shaolin.
Situato nelle pianure centrali del Cina, il Tempio divenne un luogo di incontro e di rifugio ideale per generali a riposo e per rifugiati politici
che venivano attratti della sua atmosfera tollerante. I Monaci buddisti hanno partecipato a molte battaglie per proteggere il governo imperiale dagli invasori stranieri.
Attualmente i Monaci sono famosi più per l'esistenza pacifica che conducono che per il loro particolare modo di combattere, ma continuano a praticare discipline Kung-Fu. Oggi girano per il mondo per raccontare la loro storia.
Controllare ogni muscolo, ogni vibrazione interiore, tanto da riuscire a tradurre in strepitosa energia bellica azioni apparentemente impossibili da compiere da parte di un essere umano, svilupparne l'efficacia offensiva attraverso l'esercizio fisico costante, praticato fin da bambini e fino all'età più tarda, permette di mettere a tacere anche il più lancinante dolore fisico.
Uno spettacolo capace di stupire e appassionare gli appassionati di arti marziali ma capace anche di conquistare, con la sua energia, coloro che non conoscono questo tipo di tradizione, dagli adulti ai bambini.

 

 

Tornano in Italia i Monaci Shaolin
Data unica - 29 marzo 2008- a Milano al Teatro Ciak

I Monaci Shaolin e i maestri Kalaripayattu. Non è il titolo di un libro sull'essenza del buddismo tibetano (e affini) ma è l'essenza di un grande spettacolo, tornato in Italia a grande richiesta. Ma, soprattutto, è l'unico (vero!) spettacolo di veri monaci-guerrieri del Tempio di Shaolin autorizzato dal Venerabile Shi Yong Xin (Abate del Tempio) ed approvato dal governo provinciale dello Henan (Cina centrale).

I monaci Shaolin hanno una tradizione molto lunga. I primi Monaci soldati crearono una serie di 18 azioni di combattimento "il Kung-Fu originale" che utilizzava tutte le parti del corpo. Questi movimenti erano  associati all'uso di diverse armi costruite con semplici oggetti di campagna, e inizialmente venivano praticati come mezzo di supporto agli esercizi quotidiani e come forma di meditazione. Più tardi i 18 movimenti vennero usati per difesa personale.

In questo spettacolo, i Monaci Shaolin, invincibili grazie alla loro forza ed agilità, sono chiamati a difendere l'imperatore dai Signori della Guerra. Con prove di eccezionale destrezza fisica, scene di grande intensità teatrale ed un susseguirsi delle più difficili tecniche del Kung-Fu, i Monaci Shaolin lasciano senza fiato  lo spettatore. Novità di questo nuovo show, è la presenza dei maestri Kalaripayattu dall'India.

I Monaci buddisti hanno partecipato a molte battaglie per proteggere il governo imperiale dagli invasori stranieri. Attualmente i Monaci sono famosi più per l'esistenza pacifica che conducono che per il loro particolare modo di combattere, ma continuano a praticare discipline Kung-Fu. Girano per il mondo per raccontare la loro storia.

 

 

Sono monaci o showmen, cultori di arti marziali o poeti della corporeità? Difficile inquadrare lo spettacolo degli Shaolin.

D: Si esibiscono anche in Cina? E, nel loro paese, sono popolari o considerati soltanto un fenomeno da esportazione?

R: Si esibiscono da moltissimo tempo e sono molto famosi.

D: Il governo vede di buon occhio questo business internazionale?

R: Il governo è molto interessato al fatto che la tradizione cinese sia conosciuta in tutto il mondo.

D: Attualmente i monaci sono considerati anche una forte attrazione turistica?

R: La Cina è cambiata molto negli ultimi dieci anni. Le relazioni fra il monastero e il governo sono molto tranquille e serene.

D: Gli artisti in scena sono veri monaci o allievi? In altre parole: potremmo paragonarli a molti ragazzi che in passato, da noi, entravano in seminario per poter studiare, ma poi non prendevano i voti?

R: Tutti i membri delle delegazioni sono membri dell'Accademia degli Shaolin, adiacente al Monastero. Dopo aver finito la loro educazione decidono da soli cosa fare nel loro futuro. Alcuni stanno nel monastero e diventano monaci veri e propri; altri vivono come monaci mendicanti; altri cambiano vita, diventando insegnanti; altri ancora si dedicano ad altre professioni.

D: Le arti dello spettacolo non sono professioni? E come si concilia la vita monastica con lo stare in giro per il mondo a contatto con stili di vita tanto diversi?

R: Dato che i monaci viaggiano molto, per le loro esibizioni, sono abituati alla vita in tournée che è molto diversa da quella monastica. Ma trovano il tempo per le loro meditazioni.

D: Gli Shaolin guadagnano molto? A chi vanno i proventi dei loro spettacoli? Ai singoli artisti, al monastero o al Governo?

R: I monaci fanno parte di una collettività. Per questa ragione non ricevono singolarmente un compenso. I proventi degli spettacoli vanno direttamente all'Accademia.

D: I giovani sono numerosi? Da che zone provengono? Qual'è la condizione sociale delle loro famiglie?

R: La maggior parte hanno un'età compresa tra i 18 e i 25 anni. Ma ci sono anche "punte" estreme: il più anziano ha 84 anni e il più giovane ne ha 11. Provengono da tutta la Cina, e la loro situazione socio-economica non è rilevante. Vengono sottoposti a una selezione durissima: soltanto tre o quattro bambini su quattromila che si presentano ogni anno, vengono accettati all'Accademia.

D: Come giudicano i film sulle arti marziali?

R: Pensano che siano divertenti, ma dicono che il kung-fu presentato è di bassa qualità, fatto soltanto di acrobazie.

D: Ci sono altri fenomeni, come quelli dei monaci Shaolin, che il pubblico occidentale non conosce ancora ma che potrebbe rilevarsi un'autentica "rivelazione" per gli impresari americani ed europei?

R: In Cina ci sono altre forme culturali tradizionali: l'aerobica, il circo, ma anche il Tai-chi (concentrazione sul proprio corpo). In Cina si possono vedere per le strade persone che si esercitano con il Tai-chi. Non mi dispiacerebbe proporlo su uno dei nostri palcoscenici, potrebbe dare risultati sorprendenti.

Intervista di Silvana Zanovello, IL SECOLO XIX — 8/5/2001

 

 

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